Quando la notte

maggio17

È estate, Marina è in montagna con il figlio piccolo, sola di fronte alla propria incapacità di essere la brava madre che dovrebbe, che vorrebbe essere – una sensazione che si affanna a nascondere alla famiglia e persino a sè stessa. Il suo padrone di casa, Manfred, è un montanaro rude e silenzioso, che nasconde con la ruvidezza il trauma di un doppio abbandono: quello della madre e quello della moglie, che gli ha portato via anche i figli. Il figlio di Marina accidentalmente cade dal tavolo, il sangue scorre, lei è incapace di reagire. Manfred salva il bambino e scopre il “segreto” di quella donna che ha continuato a spiare: Marina non è in grado di accudire il suo bambino. Ben presto però anche Manfred viene smascherato come l’uomo traumatizzato e angosciosamente solo che è: la scoperta della verità è tanto più dolorosa perché avviene dopo un incidente (in montagna, là dove lui dovrebbe sentirsi più sicuro e forte) nel quale rischia di perdere la vita, prima di essere salvato in extremis da Marina. Per un attimo lunghissimo sono stati l’uomo e la donna che si guardano, si sfidano, si desiderano – e forse si vogliono morti, tanto è intollerabile ed estremo il loro desiderare. E invece si separano. Manfred si fa accudire, invalido, dalla ex moglie. Marina torna dal marito, in città – la vacanza è finita.

Questo libro l’ho divorato in poche ore. Anche se la scrittura è complessa e mi è capitato di smarrirmi più volte tra i pensieri dei due protagonisti. La storia di Marina e di Manfred mi ha stregato. Due persone che sopravvivono alle loro esitenze si incontrano e scontrano per caso. Da quel momento niente sarà  più come prima. Solitudini casuali, isolamenti voluti. Questo libro parla dell’alienazione di due esseri che in realtà vivono vite normali, come molti di noi. Vite fatte di amici, parenti, casa, lavoro, ma soprattutto di segreti e paure mai dette.

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22/11/63

marzo3

22/11/63

Cominciamo subito col dire che la mole del romanzo potrebbe scoraggiare anche il lettore più accanito. Oltre 700 pagine che raccontano, per la maggior parte, la vita di un uomo qualunque tra gli anni 1958 e 1963. Ovvio che, trattandosi di Stephen Kink, proprio qualunque il protagonista non deve essere. E infatti non lo è. La sua vita lascia i binari della banalità e della routine quando un amico gli mostra un misterioso passaggio verso un’epoca passata e lo investe della responsabilità più grande: fermare un evento critico che avrebbe condizionato tutto il loro futuro.

Ma andiamo con ordine. Jake Epping è un mite insegnante di 37 anni che vive in una tranquilla cittadina del Maine (e dove altrimenti, trattandosi del re del brivido?????). La sua vita scorre placida tra compiti in classe, studenti e la tavola calda di Al, dove non disdegna di mangiare gli hamburger più economici della città (le malelingue sostengono che siano fatti con carne di gatto, a quel prezzo) magari mentre fa quattro chiacchiere col proprietario. E’ proprio Al che un giorno si presenta a casa sua in uno stato pietoso. E’ malato e sembra anche più vecchio rispetto a come lo aveva lasciato il giorno prima. E a quel punto cominciano le sorprese. Al gli racconta che nel retro del suo locale c’è una specie di varco temporale, ogni volta che lo oltrepassi ti ritrovi nel 1958, sempre lo stesso giorno. Puoi rimanere nel passato quanto ti pare, ma quando tornerai nel 2011 saranno trascorsi solo due minuti. Qualunque tua azione modifichi il passato, se torni per la seconda volta nel 1958 si resetta tutto. Facile, no? Mica tanto. Al è malato e chiede a Jake di aiutarlo in una impresa folle, ma che potrebbe avere risvolti positivi per il futuro di tutta l’umanità: bisogna tornare nel 1958 e aspettare fino al 1963. A novembre di quell’anno il presidente Kennedy sfilerà in corteo a Dallas e qualcuno, forse Lee Oswald, gli sparerà, uccidendolo.  La faccenda è semplice: ” …ferma Oswald…Salverai Kennedy. Salverai suo fratello Bob e Martin Luter King; bloccherai le rivolte razziali. E forse eviterai anche la guerra in Vietnam“.

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